Obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari: cosa dice la norma

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza più la soglia dei 25.000 euro. Che cosa dice il DL 36/2022, da quando vale e che cosa cambia davvero nel lavoro di chi fattura il proprio tempo.

Per i forfettari non esistono più esenzioni: la soglia dei 25.000 euro è caduta il 1° gennaio 2024

Che cosa dice la norma, da quando vale, e che cosa cambia davvero nel lavoro di chi fattura il proprio tempo.

Chi è obbligato a emettere fattura elettronica in regime forfettario?

Tutti. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per ogni contribuente in regime forfettario, senza più alcuna soglia di ricavi. Prima di quella data l'obbligo riguardava solo chi nel 2021 aveva superato i 25.000 euro di ricavi o compensi ragguagliati ad anno; da quella data la soglia è semplicemente sparita.

Lo stabilisce il decreto legge 36/2022, articolo 18, commi 2 e 3, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2022. La stessa norma aveva già introdotto il primo scaglione dal 1° luglio 2022.

In sintesi

  • Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo vale per tutti i forfettari, a prescindere dai ricavi.
  • Dal 1° luglio 2022 valeva per chi nel 2021 aveva superato 25.000 euro di ricavi o compensi ragguagliati ad anno.
  • La fonte è il DL 36/2022, art. 18, commi 2 e 3, in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2022.
  • Il regime fiscale non cambia: cambia il modo in cui la fattura viene emessa e trasmessa.
  • La conservazione a norma resta un adempimento a sé, e non tutti i software di fatturazione la includono.

Da quando vale, esattamente?

L'obbligo non è arrivato tutto insieme: è entrato in due tempi, e questo spiega perché in giro si trovano ancora informazioni contraddittorie. Le date che contano sono tre.

  • Fino al 30 giugno 2022

    Il regime forfettario restava fuori dall'obbligo generale di fatturazione elettronica, che per le altre partite IVA era già in vigore.

  • Dal 1° luglio 2022

    Obbligo per chi nel 2021 aveva conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, superiori a 25.000 euro.

  • Dal 1° gennaio 2024

    Obbligo per tutti i forfettari, senza soglia di ricavi. È la situazione di oggi (DL 36/2022, art. 18, commi 2 e 3).

Che cosa cambia se fatturi il tuo tempo?

01

Registri le ore mentre lavori

o a fine giornata

Il tempo va segnato sul progetto o sul cliente a cui appartiene. Se lo tieni in un foglio a parte, il collegamento con la fattura lo dovrai ricostruire tu, a mano, ogni volta.

02

Chiudi il periodo

fine mese, o fine progetto

Serve un momento in cui decidi che cosa è fatturabile e che cosa no. È il passaggio che quasi tutti fanno rileggendo appunti sparsi, ed è dove si perdono le ore dimenticate.

03

Le ore diventano righe di fattura

insieme a canoni e lavori a corpo

Qui succede il doppio inserimento che costa più tempo di tutto il resto: quello che hai registrato da una parte va ricopiato dall'altra. È esattamente il passaggio che OreFattura toglie di mezzo, portando le ore dentro la bozza insieme al resto.

04

Emetti e trasmetti

al Sistema di Interscambio

Il documento diventa un XML nel formato previsto e parte verso il SdI. Da qui in avanti il tuo PDF non conta più nulla: conta il file trasmesso.

05

Aspetti l'esito

consegnata, accettata o scartata

Lo scarto è la parte che sorprende chi comincia: una fattura scartata non esiste, va corretta e ritrasmessa. Vale la pena avere uno strumento che ti dice cosa è successo senza andarlo a cercare.

Un mese tipo, prima e dopo

Prima

Le ore stanno su un foglio, le fatture su un altro strumento. A fine mese rileggi gli appunti e ricopi. Quello che non ritrovi, semplicemente non lo fatturi.

Dopo

Le ore stanno sul progetto a cui appartengono. A fine periodo la bozza le raccoglie insieme ai canoni e ai lavori a corpo, e tu controlli invece di trascrivere.

Che cosa cambia davvero

Non è il tempo del ricopiare a pesare di più: sono le ore dimenticate. Quelle non si recuperano, e non compaiono da nessuna parte come perdita.

Le convinzioni che costano care

Lo eri fino al 31 dicembre 2023, e solo se restavi sotto la soglia. Dal 1° gennaio 2024 l'esenzione non esiste più per nessun forfettario. È la convinzione più diffusa e la più pericolosa, perché chi ce l'ha di solito non va a verificare.

Il PDF non è la fattura: è una sua rappresentazione leggibile. La fattura è il file XML trasmesso al Sistema di Interscambio. Se quel file non è partito, o è stato scartato, il documento non esiste, per quanto ordinato sia il PDF che hai inviato via email.

Inviata non significa accettata. Il Sistema di Interscambio risponde, e può rispondere con uno scarto per un dato formalmente sbagliato. Una fattura scartata va corretta e ritrasmessa entro i termini: se non guardi l'esito, te ne accorgi quando è tardi.

Non darlo per scontato: molti software emettono e trasmettono ma non conservano. La conservazione sostitutiva è un adempimento a sé, con requisiti propri, e si può attivare anche sul servizio dell'Agenzia delle Entrate. Vale la pena verificarlo prima, non dopo il primo controllo.

Domande frequenti sull'obbligo per i forfettari

No. È caduta il 1° gennaio 2024. Serviva a individuare chi era obbligato dal 1° luglio 2022 in avanti, cioè chi nel 2021 aveva superato quel volume; da gennaio 2024 l'obbligo prescinde dai ricavi e riguarda tutti i forfettari.

No. L'obbligo riguarda il modo in cui la fattura viene emessa e trasmessa, non il regime. Aliquote, coefficienti di redditività e imposta sostitutiva restano quelli che erano: cambia il canale, non il calcolo.

Per emettere e trasmettere, sì: l'Agenzia mette a disposizione un servizio gratuito e funziona, e i passaggi sono nella procedura dell'Agenzia delle Entrate passo per passo. Ha senso se emetti poche fatture l'anno e le compili a mano. Diventa faticoso quando le fatture nascono da qualcos'altro (ore lavorate, canoni ricorrenti, progetti), perché quel qualcosa lo devi comunque ricopiare.

Una fattura scartata non è stata emessa: dal punto di vista del Sistema di Interscambio non esiste. Va corretta nel dato che ha causato lo scarto e ritrasmessa entro i termini previsti. Per questo conviene uno strumento che l'esito te lo porti, invece di lasciartelo cercare.

Dipende dal software, e spesso no. È un adempimento separato dall'emissione, con requisiti propri, e si può attivare anche sul servizio dell'Agenzia delle Entrate. Prima di scegliere uno strumento vale la pena chiedere esplicitamente se la include: molti non lo fanno, e non sempre lo dichiarano con chiarezza.

Se il problema non è la norma ma il fine mese

Adeguarsi all'obbligo è la parte facile. La parte che pesa è arrivare alla fattura partendo dalle ore, dai canoni e dai lavori a corpo senza ricopiare niente. È quello che fa OreFattura.

Contenuto realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale.