Fai bene, e non c'è niente da correggere. Un lavoro a corpo si prezza sul valore che porta al cliente, non sulle ore che costa a te: chi fattura il proprio tempo come farebbe un dipendente finisce per svendersi. Tenere traccia del lavoro non serve a decidere il prezzo.
Serve a sapere, dopo, se quel prezzo era giusto. Sono due domande diverse, e la seconda te la fai una volta sola, a progetto chiuso. È anche la ragione per cui qui la traccia è facoltativa: puoi fatturare un lavoro a corpo senza registrare un minuto.
Se emetti poche fatture l'anno e non hai progetti da governare, il portale gratuito dell'Agenzia delle Entrate fa quel lavoro e non costa niente: non ti serve altro.
Se lavori da solo, tutto a corpo, senza collaboratori e senza dover rendicontare niente a nessuno, un foglio di calcolo regge finché le domande che ti fai sono poche. E se quello che cerchi è qualcuno che ti segua sulla parte fiscale, quello non siamo noi.
OreFattura comincia ad avere senso quando le cose da tenere insieme diventano tante: più clienti, più progetti aperti insieme, qualcuno che lavora con te, canoni che si rinnovano, e la necessità di dire al cliente che cosa ha comprato.